Roma eventi, Rome events and accommodation blog

Cultura e manifestazioni, vieni a scoprire la Città Eterna

  • Home
  • Appartamenti e case vacanze Roma
  • Caravaggio Roma 2010
  • Chi siamo
  • Storia di Roma

24

Ott

Storia di Roma / Leggende

Posted by admin  Published in Storia di roma
Faustolo, li raccolse e li portò a casa, una capanna sul colle Palatino, dove la moglie Acca Laurentia li allevò come fossero suoi. Il pastore li chiamò Romolo e Remo. Crescendo i fratelli conobbero infine la verità. Venne un giorno in cui si festeggiavano i Lupercalia, antica festività religiosa in onore di Lupercus, dio della fertilità e protettore del bestiame. Durante la festa i fratelli ebbero una disputa con i pastori di Numitore, lo spodestato ex-re di Albalonga. Remo fu portato da Amulio con l’accusa di avere devastato i campi di Numitore. Amulio inviò l’accusato proprio dal fratello per essere giudicato. Numitore rimase impressionato dalla somiglianza di Remo con la sua defunta figlia, Rea Silvia, e lo lasciò andare, intuendo qualcosa. Contemporaneamente Faustolo raccontò a Romolo la loro origine e la storia dell’usurpazione del regno…
Rubens, Faustolo trova Romolo e Remo

Rubens, Faustolo trova Romolo e Remo

Roma ha da sempre generato miti e fantasticherie. A partire dalla sua misteriosa fondazione, persa nelle nebbie del tempo, le leggende hanno attraversato tutte le epoche storiche e hanno visto tra i protagonisti anche personaggi importanti che vissero nella capitale, imperatori, nobili e papi.

 Non dimentichiamo poi la suggestione che danno i grandi monumenti, retaggio dell’epoca dell’Impero Romano. Nel Medioevo il Colosseo era ritenuto una porta per l’aldilà, dove gli spettri dei gladiatori e degli schiavi, morti per il diletto degli imperatori, erravano nella notte, cercando inutilmente il riposo eterno (qualcuno crede girino ancora oggi). Il Colle Esquilino nell’antichità era usato come cimitero a cielo aperto e vi venivano gettati i corpi di criminali e schiavi. Per questo il luogo era frequentato da negromanti e streghe, in cerca di polveri e resti umani per i loro riti macabri.

Insomma di leggende Roma è piena; praticamente ogni vicolo, ogni statua ha un mistero, una storia segreta.   A proposito di statue non possiamo non fare un accenno a Pasquino, la ‘voce del popolo romano’ che da secoli racconta ai passanti critiche ricche di ironia e sarcasmo rivolte ai potenti. Fin dal 1500 infatti è usanza attaccare biglietti satirici e provocatori intorno alla statua, scritti che hanno preso il nome di “pasquinate”. Così si sfogava un tempo il bisogno popolare di dire la propria contro i soprusi del potere, e l’usanza continua tutt’oggi.

Attraverso i secoli, infatti, Pasquino le ha sempre dette chiare e tonde ai governanti, senza peli sulla lingua. Prima se la prendeva soprattutto coi papi. Oggi che il potere si chiama Politica sono cambiati i bersagli, ma lo spirito è rimasto lo stesso. Sempre, intorno alla statua, troverete commenti, critiche, racconti, a volte anche in forme poetiche, in rima, dialettali. Tutte rigorosamente anonime. Insomma Pasquino è veramente la voce del popolo, che si fa sentire contro chi comanda, per mezzo di questa statua un po’ rovinata ma molto caratteristica. Non perdete l’opportunità di visitarla, Pasquino risiede nella piazza omonima, all’angolo di palazzo Braschi. Partendo da Piazza Navona e imboccando Via del Governo Vecchio vi giungerete in pochi minuti. Vi farete due risate, ma anche un paio di riflessioni, leggendo le pasquinate.

Il mito delle origini

Quasi tutti vi sanno dire che, secondo la leggenda, Roma fu fondata da Romolo e Remo, i gemelli. Già, ma loro come erano nati?

 La storia parte dalle gesta di Enea, l’eroe greco genero di Priamo, re di Troia. Dopo la distruzione della città per opera degli achei, il figlio della dea Afrodite (Venere per i romani) giunse nel Lazio e sposò Creusa. Dal loro amore nacque quindi Ascanio, che fondò Albalonga, sulla quale dominarono dodici re. L’ultimo re fu Numitore, che venne spodestato ingiustamente da Amulio, il fratello. Amulio costrinse la nipote, Rea Silvia, a diventare sacerdotessa di Vesta, obbligandola così alla castità. 

La leggenda racconta che la vergine un giorno si recò a una fonte sacra nel bosco, per attingere l’acqua. Vide un misterioso e bellissimo guerriero, che si inchinò al suo passaggio. Intimidita la vestale fuggì, ma dovette tornare il giorno successivo per prendere l’acqua. Aveva viaggiato portandosi dietro un grande vaso per la raccolta e quando arrivò alla fonte era molto stanca. Un sonno pesante la colse, complice il canto degli uccelli e il suono dei ruscelli. Il guerriero la raggiunse, ed era in realtà il dio Marte, protettore dei campi e dei soldati, a cui sono sacri i lupi e i cavalli.

Già dal giorno prima il dio si era invaghito della vergine, e ora la vedeva distesa, con il vento che le scopriva il seno e le scomponeva i capelli. Preso dal desiderio Marte la possedette furtivamente. In seguito Rea Silvia, resasi conto della gravidanza, cercò di mantenere il segreto. Ma i sogni turbavano la vestale. Sognava di essere presso il fuoco di Vesta, quando la benda sacra che portava sul capo le cadeva. Da essa germogliavano due palme; una di esse, immensa, cresceva fino a ricoprire con i rami tutta la terra, e con la chioma arrivava fino alle stelle.

 Quando infine partorì due gemelli fu scoperta da suo zio Amulio, il quale ordinò che fosse sepolta viva. Aveva infranto il voto di verginità e lasciato che il fuoco sacro di Vesta si spegnesse. Amulio ordinò poi di gettare nel Tevere i gemelli, due guardie ebbero però pietà dei pargoli; li abbandonarono alle correnti come ordinato, ma dentro un cesto. E poi furono allattati dalla lupa, direte voi. Non esattamente. Una versione della leggenda vuole che il cesto, preda della corrente, fu trattenuto da un albero, un giovane fico che da un’isoletta sporgeva i rami in acqua. I due gemelli si nutrirono succhiando il liquido zuccheroso che colava dai frutti dell’albero.

 Secondo questa versione dunque i romani non sono figli della lupa (che giunse più tardi, quando le acque del Tevere si ritirarono), bensì del fico, cioè il Ficus Rumina, dea (in quanto albero femmina) protettrice e nutrice delle popolazioni italiche dell’antichità. Questo darebbe un aspetto più “dolce” alle origini dei romani, considerati sempre invece figli della lupa e quindi in qualche modo “contaminati” dalla furia della belva.

In effetti il fico era un frutto prezioso, perché esso maturava spontaneamente nella calura e nella siccità. Nel difficile periodo delle origini era quindi un’importante risorsa per la sopravvivenza. L’albero-divinità divenne oggetto di adorazione e molti esemplari vennero posti in importanti luoghi della città, come il Foro o il Lupercale, la “casa di Romolo” sul colle Palatino. Alla divinità i sacerdoti sacrificavano il latte e chiedevano protezione per i neonati, nonché favori nei riti legati al sesso. Infatti il simulacro di Priapo a Roma era fatto con legno di fico. Nell’antichità entrambi i simboli, il fico e la lupa, erano presenti nelle rappresentazioni. La lupa, sacra a Marte, padre di Roma, si aggirava intorno ai gemelli senza divorarli, mentre i fichi erano assimilati ai seni materni. In seguito, quando Roma crebbe, il lavoro agricolo fu assegnato agli schiavi, e la città si staccò dalle sue origini contadine. A quel punto la lupa fu elevata al ruolo di unica nutrice e balia dei gemelli, diventando il simbolo della città. Per parlare del presente, il mito del fico è rimasto comunque nei romani, anche se in forma decisamente diversa; chiedete e vi consiglieranno senza dubbio la gustosa “pizza e fichi”.

Fulvio Zorzer

Tags: antichità romana, leggende roma, lupa, pasquino, roma da vedere, romolo e remo, Storia di roma, storia romana

no comment

18

Dic

Via Appia Antica

Posted by admin  Published in Storia di roma

La via Appia Antica è una strada romana che collegava Roma a Brindisi, il più importante porto per la Grecia e l’Oriente nel mondo dell’antica Roma. L’Appia è probabilmente la più famosa strada romana di cui siano rimasti i resti, la sua importanza viene confermata dal soprannome con il quale i Romani la chiamavano: regina viarum.

 I lavori per la costruzione iniziarono nel 312 a.C., per volere del censore Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus, appartenente alla Gens Claudia), che fece ristrutturare ed ampliare una strada preesistente che collegava Roma alle colline di Albano. Il percorso originale dell’Appia Antica collegava l’Urbe (partendo da Porta Capena, vicino alle Terme di Caracalla) con Aricia (Ariccia), il Foro Appio, Anxur (Terracina), Fundi (Fondi), Itri, Venusia (Venosa), Formiae (Formia), Minturnae (Minturno), Sinuessa (Mondragone) e Casilinum Capua. Da Capua proseguiva per Vicus Novanensis corrispondente all’attuale Santa Maria a Vico e superando la Sella di Arpaia raggiungeva, attraverso il ponte sul fiume Isclero, Caudium (Arpaia) e di qui, costeggiando il monte Mauro, scendeva verso Apollosa ed il torrente Corvo, su cui, a causa del corso tortuoso di questo, passava tre volte, utilizzando i ponti in opera pseudosidoma di Tufara, di Apollosa e Corvo. Questi furono distrutti durante la seconda guerra mondiale e sono stati ricostruiti insieme a quello sul fiume Isclero con la massima fedeltà: i primi due a tre arcate e l’ultimo a due. Con l’eccezione del ponte di Tufare, tutti gli altri sono stati ricostruiti nel luogo originario. È dubbio quale percorso seguisse l’Appia da quest’ultimo ponte fino a Benevento, rimane però accertato che essa vi entrava passando sul Ponte Leproso o Lebbroso, come indicato da tracce di pavimentazioni che conducono verso il terrapieno del tempio della Madonna Delle Grazie da cui poi proseguiva nel senso del decumano, cioè quasi nel senso dell’odierno viale San Lorenzo e del successivo corso Garibaldi, per uscire dalla città ad oriente e proseguire alla volta di Aeclanum (Mirabella Eclano), come testimoniano fra l’altro sei interessanti cippi miliari conservati nel Museo del Sannio. L’Appia raggiungeva poi il mare a Tarentum (Taranto). Un’importante stazione era presente nella città di Uria (Oria) e da qui terminava a Brundisium (Brindisi) dopo aver toccato altri centri intermedi. I lavori di costruzione si protrassero fino al 190 a.C., data in cui la via completò il suo percorso fino al porto di Brindisi.

La strada fu costruita con perizia e precisione degna dei migliori ingegneri moderni tanto da essere percorribile con ogni tempo e mezzo grazie alla pavimentazione che la ricopriva. Mentre sul semplice sterrato infatti gli agenti atmosferici, primo fra tutti la pioggia, rendevano difficili il cammino dei mezzi di trasporto a ruote, la presenza delle grandi pietre levigate e perfettamente combacianti che costituiscono il fondo della via permettevano la circolazione in qualunque condizione meteorologica. La pavimentazione poggiava a sua volta su di uno strato di pietrisco che colma va una trincea artificiale che assicurava la tenuta del drenaggio.
Si trattava di una tecnica nuova e rivoluzionaria e fu a partire da una tale innovazione che la Repubblica e l’Impero Romano poterono costruire la vastissima rete stradale del mondo romano. Quasi sempre rettilinea, larga circa tre metri, misura che permetteva la circolazione nei due sensi, affiancata da un duplice percorso pedonale, l’Appia si meritò ben presto, l’appellativo di regina delle strade.Sulla Via Appia apparvero per la prima volta le pietre miliari.

Nel 71 a.C., 6.000 schiavi si ribellarono sotto la guida del celebre Spartaco (Spartacus). Dopo la cattura e la morte dello schiavo, tutti i ribelli vennero a loro volta catturati e crocifissi lungo la strada fino a Pompei.

La Via Appia Traiana avrebbe poi subito dopo collegato in maniera più lineare Benevento con Canosa (Canusium) e Bari (Barium).

Dopo la caduta dell’Impero Romano, la strada cadde in disuso per molto tempo, fino a quando Papa Pio VI ordinò il suo restauro e la riportò in attività.

Dal porto di Brindisi salpò Federico II in direzione della Terra Santa; nel medio evo, l’Appia divenne con la via Traiana, la via dei crociati.

La strada dimenticata per secoli fu riscoperta durante il periodo rinascimentale.

Ampie parti della strada originale si sono preservate fino ad oggi, ed alcune sono ancora oggi usate per il traffico automobilistico (per esempio vicino a Velletri). Lungo la parte di strada più vicina a Roma si possono ammirare numerose tombe e catacombe romane delle prime comunità cristiane.

Se vuoi soggiornare  vicino a Via Appia Antica puoi farlo prenotando con noi:
Elegante dependence di un casale costruito nel ‘600 su ruderi romani (Colombario dei liberti di Augusti)   circondato da un ampio giardino immerso nel Parco dell’Appia Antica e confinante con il Parco della Caffarella.
Disponibilità di posti auto nel giardino del casale.

posti letto: 2
ulysse@ulysseholidays.com
+39065611746

Tags: appia antica, appia antica alloggi, appia antica appartamento, storia appia antica, villetta appia antica

no comment

Categorie

  • Appartamenti Roma centro
  • Cinema
  • Concerti
  • Estate Romana 2010
  • Gastronomia
  • Link utili Roma
  • Mostre Roma
  • Roma eventi in prima pagina
  • Senza categoria
  • Storia di roma
  • Teatro
Settembre 2010
L M M G V S D
« Giu    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

Search

Recent Post

  • Daniele Silvestri e l’Orchestra di Piazza Vittorio in Road Concert
  • Kaki King in Italia a luglio 2010
  • Elton John a Roma 2010
  • Michael Jackson’s Memorial Tribute
  • Quartetti di Mozart eseguiti dal Quartetto Bernini
  • Carnevale romano 2010
  • Charlotte Bonaparte mostra
  • Marianne Werefkin. L’amazzone dell’avanguardia
  • Eventi Roma febbraio 2010
  • Storia di Roma / Leggende

Recent Comments

  • Roma eventi, Rome events and accomm… in Marianne Werefkin. L'amazzone dell'avanguardia
  • Roma eventi » Post Topic » La sto… in La storia e la visione. 60 anni dell'Accademia Naz…
  • Mr WordPress in Benvenuti su blog Roma eventi!
© 2008 Roma eventi, Rome events and accommodation blog is proudly powered by WordPress
Designed by Roam2Rome